Musica è Inondare i pensieri con testi di Gianmaria Testa- migrazione moderna e il potenziale della musica

Gianmaria Testa era un cantautore italiano straordinario. Nato nel 1958 in provincia di Cuneo in una famiglia di agricoltori in cui era vivissimo l’amore per la musica, morto ad Alba nel 2016.  Il successo di Gianmaria Testa  stesso dà un esempio per l’oltrepassare i limiti al di là delle frontiere nazionali: Era un cantautore ferroviere scoperto dalla Francia, con la passione e il cuore cresciuti nelle terre italiane, che ha dedicato buona parte di pensieri e parole a extracomunitari.

gianmaria-testa-848x4781)Gianmaria Testa

Ha lasciato a noi melodie, ritmi e parole piene di poesia e gioco, rivelando una prospettiva delicata e dettagliata sulla vita. Molte delle sue opere trattano di migrazione e testimoniano l’importanza del migrare, emigrare, fuggire e scappare, dell’arrivo che continuano a riempire la storia velocemente.

  Il suo lavoro discografico “Da questa parte del mare” del 2006 è un album totalmente dedicato alle migrazioni moderne. Riferendosi a questo album Falk Häfner, un giornalista della “BR-Klassik”, domandò a Testa nel 2015 se secondo lui la risposta europea alla migrazione moderna della quale racconta il suo lavoro discografico, fosse avvenuta troppo tardi, come se gli agenti politici avessero dormito.

Il concept album “Da questa parte del mare” racconta di persone che prendono una barca per oltrepassare il Mediterraneo e cambiare vita dall’altro lato. La consapevolezza e serietà della situazione riguardo gli extracomunitari, nei campi politici e economici è aumentata in Europa in 10 anni a causa della comparsa di sempre più extracomunitari nei paesi del nord Europa, che data la distanza geografica furono ‘risparmiati’ dalle ‘onde di rifugiati’ negli anni precedenti. ‘Risparmiare’ e ‘onde di rifugiati, esilianti’ etc. sono espressioni che vengono usate molto frequentemente sui giornali quotidiani e settimanili, e nei telegiornali nazionali in tutta l’ Europa e implicano una concezione negativa di extracomunitari in generale, paragonandoli a forze di natura incontrollabile come le onde, suggerendo che sono un male dal quale un paese senza coste rimane ‘risparmiato’. Al contrario di questa percezione implicitamente negativa e inappropriata la lingua della musica di Gianmaria Testa , usa parole molto più vicine a una concezione umana, più vicina alla realtà a mio riguardo.

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2) Concept album “Da questa parte del mare”

Dedico questo articolo all’arte con la quale Testa ha arricchito la scena musicale nel 2006: L’album “Da questa parte del mare”, approfondendo la percezione dei testi. L’ amenità della musica e delle parole, che spesso contengono messaggi che in retrospettiva possono essere analizzati sotto tanti aspetti, aiuta a capire e imparare. Mi sono chiesta per quale motivo Gianmaria Testa  cantò in tal modo delle migrazioni moderne. Era probabilmente per dare una voce, la sua voce, a persone che per vari motivi non hanno né voce, né diritti nel mondo nel quale lui viveva e nel quale loro stavano entrando. Con la musica Testa ha contribuito a combattere la dimenticanza e trascuratezza nei confronti degli extracomunitari in Europa.

In aggiunta cantare di migrazione e fuga può ricordare a tutti noi l’umanità che arde nelle persone che cercano e desiderano con tutto il cuore una novità che permetta loro di vivere.

A proposito delle canzoni contenute nell’album “Da questa parte del mare” Gianmaria Testa  ha dichiarato “Io parlo di quel razzismo istintivo che hanno perfino i bambini, che è il razzismo verso una qualche diversità. Questo razzismo va combattuto con intelligenza, con ragionamento. Me lo spiego benissimo quello degli italiani, compreso il mio senso di fastidio, qualche volta. Me lo spiego ma non lo accetto, sono due cose diverse: me lo spiego, ma penso che non sia giusto averlo e che bisogna contrastarlo in qualche modo”(Antonio Piccolo 2007) Per contrastare questo razzismo descritto da Testa, lui compose, cantò, suonò:

“In fondo al mar profondo ci lascio il canto mio che non consola per chi e partito e si è perduto al mondo in fondo al mare” (In fondo al Mare, Gianmaria Testa). Canta indirizzando tutte le persone perse in mare e nel mondo. In fondo queste righe sono di ampio raggio, e possono esser lette sia riguardo agli extracomunitari, che riguardo a qualsiasi persona che si senta persa. Per Gianmaria Testa far parte di una terra, era una forma di pace, una pace che contrasta con questa dispersione della quale parla spesso nelle sue canzoni (Häfner 2015). Immergere le proprie mani nella terra, come spesso fece crescendo in una famiglia di agricoltori, gli diede la sensazione di patria e appartenenza, la sensazione di sentire le proprie radici in modo naturale che non c’entra con categorie nazionali e artificiali.

Nella canzone intitolata “Ritals” le parole di Gianmaria Testa raccontano di questo fenomeno di perdita, ricerca e rinvenimento in modo diverso, più concreto: “Eppure lo sapevamo anche noi l’odore delle stive l’amaro del partire Lo sapevamo anche noi e una lingua da disimparare e un’altra da imparare in fretta prima della bicicletta”. Questa espressione musicale fa pensare a chi ha dovuto lasciare un posto amaramente, malvolentieri, in ricerca di qualcosa di migliore. Racconta dei primi problemi che questo gruppo anonimo di persone incontra: imparare una nuova lingua, disimpararne un’altra, la propria lingua. Parlando di un “noi” Gianmaria Testa esperimenta l’empatia, includendo sé stesso in questo stato di transizione. Per persone che non sono mai dovute fuggire e non hanno mai dovuto lasciare tutto ciò che si chiamava “casa” è difficile immaginare questo stato d’animo, ma la lingua e le parole aiutano sempre ad’ avvicinarsi a concezioni estranee.

Testi come questo mostrano il potenziale innato della musica, di trasmettere questi concetti a chiunque ascolti le canzoni. Musica è una forma di potere, un atto di comunicazione che può raccontare di atmosfere per le quali le parole mancano a giornali, televisione o altri mezzi di comunicazione, censurati o comunque limitati in altro modo.

Ci sono innumerevoli cause alle quali musicisti dedicano le loro voci. Un altro esempio viene descritto nell’articolo pubblicato dal “The Guardian” nel 2015 “When rap raged against racism- 2015 and the black protest anthem” – “Quando il rap si imbestialisce contro il razzismo- 2015 e l’ inno della protesta ‘nera’”. Parla della musica rap che ha funghito come protesta contro il razzismo negli Stati Uniti per rinforzare il così detto “Black Lives Matter”-movement – Un movimento fondato per rinforzare e far riconoscere il valore delle vite di persone di colore, un movimento per più giustizia.  Il rap ha un ruolo fondamentale nella storia della musica come forma di partecipazione e ribellione politica in forma d’arte. Rivolte cariche di musica sono preziose e scoprire altri generi di musica, come il cantautore Gianmaria Testa  mostra la versatilità di questo potenziale. L’essere politico dell’arte.

 

fonti :

Br Klassik Falk Häfner, Gian Maria Testa gestorben (2015)

Musictory.it, Gianmaria Testa , testi e canzoni

Antiwarsongs.org, Antonio Piccolo (2007)

Angolotesti.it ; testo “Una barca scura”, testo “Ritals”

Grazie anche a Monica Cavaliere, mia cugina, per dare un’occhiata e una mano con l’italiano.

Imagini:

0)antiwarsongs.org Mauro Biani 2016 in omaggio a Gianmaria Testa

1) micciacorta.it

2)zenazone.it, Chiara Nava 2016