Mondo di plastica: -potreste protestare e attaccare la ‘petrolioarchia’    

‘Se diamo un’occhiata alla storia non solamente per imparare da essa, ma per applicare quel che funziona, e abolire ciò che distrugge, fermarsi davanti alle piattaforme petrolifere sarebbe un´azione da adattare ben presto. Se vogliamo esperimentare e progettare tutto in modo di far si che le guerre e lo sfruttamento della terra per ‘L’oro nero’ finiscano, non possiamo aspettare.’

         Camminando nel supermercato all’improvviso mi prende come un pugno allo stomaco, la sensazione che c’è qualcosa di assolutamente intollerabile intorno a me. Il formaggio, gli affettati, la carne, il pesce, mille leccornie: tutte impacchettate, pesate, con ingredienti stampati, simboli che specificano la provenienza dei prodotti insieme alla qualità. Tutto stampato su plastica. ‘We live in a plastic world’ – ‘Viviamo in un mondo di plastica’ è diventato uno slogan, la quale pronuncia porta la gente a reazioni ridicole. Ridiamo. Ha- Ha – Un mondo di plastica.

OCTOBER 2016 Hamburg

                      ‘Frackare’-vi – dimostrazione in piazza ad’ Amburgo, ott.2016

 

         Ridiamo e non facciamo attenzione alla profonda tristezza della banalità della reazione che provoca in troppi questa frase.È normale, diamo per scontato tutto il petrolio in forma di plastica, che abbiamo estratto dalla terra e scambiato per plastica aiutandoci con procedure chimiche industriali.

 

         Sono nel supermercato e mi rendo conto, che la plastica non si ferma neanche davanti alle merci più naturali, la frutta e la verdura, il pane. Maschera tutti i cibi, li protegge da germi e batteri, li rende facilmente distinguibili e molto facili da etichettare. Ma in quel momento nel supermercato Ad Amburgo non riesco a pensare a vantaggi di quel modo di impacchettare i beni di questo mondo. Altroché: leggo il grande paradosso, che non sta stampato su nessun’etichetta, ovvero:

 

           In questo pacco di plastica trasparente o colorata, più o meno rigida, sottovuoto per la carne, in forma di rete per gli agrumi, si trovano le risorse senza le quali l’umano moderno – e anche i suoi predecessori in passato- non sopravvivrebbe e non avrebbero sopravvissuto- più di qualche settimana.Queste risorse essenziali e vitali si trovano avvolte nel materiale, che pian piano distrugge il pianetae colui tutte le risorse che esistono.Il Petrolio viene estratto dagli abissi della terra per rendere la nostra vita più agiata, ad ‘esempio impacchettando, conservando e etichettando merce. Ma soprattutto per guadagnare risparmiando. Chi guadagna risparmiando? Le multinazionali.

 

          È più che ovvio che ci sono alternative, la plastica fa parte di una catena di invenzioni dovute alla rivoluzione industriale – una delle rivoluzioni più forti e con maggior impatto al mondo- quindi è un’invenzione recente senza la quale la vita era sicuramente diversa, ma possibile. L’economia oggi è industriale, industrializzata, plastificata e camuffata, alienante. Macchine fanno il lavoro che una volta fecero mani, plastiche sostituiscono salie aceti per conservare.La plastica subentra in industrie che producevano vetro, metallo, porcellanae legno.

 

        Una semplice formula chimica, con macchine che la adoperano e mille variazioni concedono a noi di ‘formare’ oggetti, buste, ruote, penne, telefoni. Come faremo senza?Come abbiamo fatto prima senza la plastica?Disgraziatamente,l’essere umano pensa continuamente al progresso e sono in molti a chiamare idee come queste ‘regressive’, ‘antiche’, ‘impossibili’. Ma queste sono bugie e scuse che non sono degne di troppa attenzione. La preoccupazione della maggior parte delle persone che argomentano in favore dell’industria del petrolio è solamente monetaria e non conosce etica riguardo il pianeta che ci ospita.

         È a questo punto del discorso che di solito si perdono le persone, chi ascolta si secca di ascoltare una predica non rendendosi conto che lasciare una meta, significa prenderne un’altra. Viaggiare e cambiare. Perché ‘Viviamo in un mondo di plastica’ e uno slogan che si scioglie come la gelatina sulla lingua, come una bugia. Certo dobbiamo rinunciare a molto. I preservativi contengono plastica, e anche moltissime invenzioni importanti sul campo sanitario sono dovute alla plastica, alla sua flessibilità (tubi, siringhe …)-E qui si trovano gli argomenti ai quali dobbiamo prestare anche la nostra attenzione, perchéil discorso di come rinunciare alla plastica si complicae porta a vari dilemmi. Che facciamo, per sostituire la plastica dei tubi che trasferiscono sangue da un corpo sano a unomoribondo?Senza plastica è impensabile, le alternative sono rischiose, superate dalla scienza per motivi sensati.

 

OCTOBER 2018
Oil bleeding Earth

      Onestamente non abbiamo il tempo di faretroppe ulterioriricerche su alternative ecologicamente sostenibili continuando a produrre tutto in plastica.Danneggia la nostra terra, la porta agli sgoccioli, letteralmente, agli sgoccioli del petrolio- Per non parlare delle guerre e gli interessi finanziari che circondano la risorsa soprannominata -non per niente- ‘l’oro nero’.Oro giallo in realtà vale molto meno del petrolio, ma questa èun’altra questionesu valore reale e valore costruito.

 

      Con la testa piena di queste questioni faccio la mia spesa, incontro la mia vicina, mi arrabbio perché mi rendo conto di quanto sia inevitabile fare la spesa senza plastica. AAmburgo, una città ricca di cultura, industrie e economia, esistono solodue negozipiù grandi,che cercano di agire in favore del nostro pianeta non vendendo nessun prodotto impacchettato in plastica, o realizzato in plastica. Purtroppo, qui gli ostacoli sono due:

 

        1) i prezzi sono salati 2) La merce non è paragonabile all’offerta di un qualsiasi supermercato fornito da multinazionali. Ergo, chi non ha soldi, e ad ‘Amburgo spesso questa frase viene usata molto facilmente, perché chi ‘non ha soldi’ spessoin realtà sceglie bene dove spendere quelli che ha- decide di non andare in questi rari mercatini. Chi invece  avrebbe i soldi per queste spese più costose, non trova i prodotti che ritiene come necessari per una vita moderna in città. Tutto sommato gli ostacolida superareper aspiratori/trici attivisti in nome dell’ambiente sono: Povertà, bisogni (alienanti)e ignoranza.

Tutti e tre gli ostacoli possono essere superati.

 

      Comunque sia, io stessa non faccio la spesaesclusivamentein questi mercati e , so bene di non potermela permettere e francamentemi sembraancoramal organizzata, anche sebuonain se per se come idea(le). Cerco di comprare frutta e verdurasenza plastica, spesso ai mercati meno costosi delle città, e poi faccio una serie di mosse abitudinali per rendere il consumo di plastica il meno possibile.

 

      Per fortuna comprare, anche se viviamo nel bel mezzo del capitalismo, non è l’unico modo di agire. Sarebbe triste perchéescluderebbe una grossa percentuale di abitanti del pianeta nei posti industrializzatie sviluppati, nei quali l’attivismo è fondamentale. In posti ‘non-industriali’ le persone non danneggiano la terra come lo facciamo noi. Se io e te non ci muoviamo, chi sta guadagnando e risparmiando grazie al petrolio, continuerà e finirà le risorse. Dopo di che sarà troppo tardi per pensare a come fare senza. Se va a mancare il petrolio e queste aziende tirano fuori un modo più ripugnante dell’altro (Ad ‘esempio‘fracking’) per succhiare l’oro nero, i problemi ecologici che affronterà il pianeta arriveranno all’inimmaginabile.

 

           Quindi per chi non ha i soldi necessari per scuotere quest’industria (per ca. 97%<della popolazione terrestre), parlare, scrivere, agiree pensare sono imezzi a portata di mano. Creare cooperative che lavorano perun mondo basato sul rispetto deibenie le creatureche ci circondano. Possiamo contattare aziende e industrie,possiamoprotestare, diffamaree boicottareaziende come Nestlè. Nestlè è una delle multinazionali che negozia conmerceinnanzituttocommestibile, responsabile per la produzione di un mare di plastica. Nestlè e i suoi dipendenti, ma anche chi consuma è responsabile per diversi scandaliumanitari e ecologici: brucia e ‘monoculturalizza’ intere foreste rovinando biotopi riconosciuti come ‘polmoni della terrà’(Amazzonia).Svuota pozzi (con un fondo!) e fa si che interi paesi teoricamente ricchi di risorse, non hanno più mezzi, modi e diritti per accedere alle‘proprie’terre.

 

      Dobbiamo portarci alla mente questa realtà indiscutibile: Il bene del pianeta terra a lungo andare deve essere tolto dalle mani degliopportunistisenza coscienza. E dobbiamo ricordare: la massa delle persone al mondo è responsabile, responsabilità e potere vanno mano in mano:Non ci si puòscusare dicendo che ‘Loro’ sono opportunisti e pericolosi. Noi tutti contribuiamo,ancheassecondando ogni nuovo sfizio e piacere che le industrie mettono in tavola.

 

     Bottiglie di plastica? Grazie, sono leggere, le posso buttare e lasciare dove mi pare.Macchina? Grazie, non devo buttarmi nei mezzi pubblicie sopportare l’altra gente. Pacchi di plastica? Grazie, non devo pensare a conservare nessun pacchetto e butto via come mi va. Acqua dalSUPERmercato? Grazie, cosi sono certo/a che la qualità sia migliore dell’acqua (potabile!) dal rubinetto. Questisono solo alcuni sfizialtamentelussuosiai quali le industrie abituano l’uomo e la donna giorno dopo giorno, creando dipendenze arteficie ripugnanti se si scoprono fino in fondo leloro conseguenze.

 

         Forse è ora di recarsi al ‘luogo del delitto’, viaggiare nei posti dove l’oro nero viene estratto e creare barriere umane. Proteste pacifiche, ma efficaci. Un mare di attivisti per l’ambiente e  gente preoccupata per il presente e il futuro, persone con visioni animistiche e vicine all’ambiente nel quale viviamo,marciano sulle strade delle capitali, nei paesini, ma non davanti alla faccia di chi sta attivamente rovinando la terra.Non basta avvicinarsi alle aziende e agli uffici, bisogna andare dove l’incubo di tanti diventa realtà per trasmettere un messaggio di disapprovazioneforte e conciso.

 

         È ora di agire. In Germania, come in tante altre nazioni, le proteste che hanno preso luogo vicino a trasporti discorienucleari(fermando i Castor), sono state le più forti e oppositive. Se diamo un’occhiata alla storia non solamente per imparare da essa, ma per applicare quel che funziona, e abolireciòche distrugge,fermarsi davanti alle piattaforme petroliferesarebbe un´azione da adattare ben presto.Se vogliamo esperimentare e progettaretutto in modo di far si che le guerre, la mortalitàe lo sfruttamentodella terraper il petroliofiniscano, non possiamo aspettare.Immaginate di vedere gli operai, incontrarli e con fortuna e perseveranza portarli a combattere dal lato nostro, che in fondo e anche il loro lato e quello di ogni essere vivente del pianeta piccolo che rende possibile la nostra vita.

Non è impensabile. È un sogno che va realizzato.

 

         Ho continuato le mie compere mattutine e sono andata in gelateria per prendere un      cappuccino con Paolo, il gelataio. Ho trovato lui e Jürgen davanti alla gelateria, ed è iniziato un dibattitosulla plastica. La trascrizione in lingua originale(tedesco), e la traduzione verranno pubblicate presto.

 

 

Editing: Mille grazie a Monica Cavaliere, mia cugina, per aver riletto e corretto

Grazie anche Paolo Tanduo e JürgenX., i due personaggi dell’intervista.

 

 

Musica è Inondare i pensieri con testi di Gianmaria Testa- migrazione moderna e il potenziale della musica

Gianmaria Testa era un cantautore italiano straordinario. Nato nel 1958 in provincia di Cuneo in una famiglia di agricoltori in cui era vivissimo l’amore per la musica, morto ad Alba nel 2016.  Il successo di Gianmaria Testa  stesso dà un esempio per l’oltrepassare i limiti al di là delle frontiere nazionali: Era un cantautore ferroviere scoperto dalla Francia, con la passione e il cuore cresciuti nelle terre italiane, che ha dedicato buona parte di pensieri e parole a extracomunitari.

gianmaria-testa-848x4781)Gianmaria Testa

Ha lasciato a noi melodie, ritmi e parole piene di poesia e gioco, rivelando una prospettiva delicata e dettagliata sulla vita. Molte delle sue opere trattano di migrazione e testimoniano l’importanza del migrare, emigrare, fuggire e scappare, dell’arrivo che continuano a riempire la storia velocemente.

  Il suo lavoro discografico “Da questa parte del mare” del 2006 è un album totalmente dedicato alle migrazioni moderne. Riferendosi a questo album Falk Häfner, un giornalista della “BR-Klassik”, domandò a Testa nel 2015 se secondo lui la risposta europea alla migrazione moderna della quale racconta il suo lavoro discografico, fosse avvenuta troppo tardi, come se gli agenti politici avessero dormito.

Il concept album “Da questa parte del mare” racconta di persone che prendono una barca per oltrepassare il Mediterraneo e cambiare vita dall’altro lato. La consapevolezza e serietà della situazione riguardo gli extracomunitari, nei campi politici e economici è aumentata in Europa in 10 anni a causa della comparsa di sempre più extracomunitari nei paesi del nord Europa, che data la distanza geografica furono ‘risparmiati’ dalle ‘onde di rifugiati’ negli anni precedenti. ‘Risparmiare’ e ‘onde di rifugiati, esilianti’ etc. sono espressioni che vengono usate molto frequentemente sui giornali quotidiani e settimanili, e nei telegiornali nazionali in tutta l’ Europa e implicano una concezione negativa di extracomunitari in generale, paragonandoli a forze di natura incontrollabile come le onde, suggerendo che sono un male dal quale un paese senza coste rimane ‘risparmiato’. Al contrario di questa percezione implicitamente negativa e inappropriata la lingua della musica di Gianmaria Testa , usa parole molto più vicine a una concezione umana, più vicina alla realtà a mio riguardo.

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2) Concept album “Da questa parte del mare”

Dedico questo articolo all’arte con la quale Testa ha arricchito la scena musicale nel 2006: L’album “Da questa parte del mare”, approfondendo la percezione dei testi. L’ amenità della musica e delle parole, che spesso contengono messaggi che in retrospettiva possono essere analizzati sotto tanti aspetti, aiuta a capire e imparare. Mi sono chiesta per quale motivo Gianmaria Testa  cantò in tal modo delle migrazioni moderne. Era probabilmente per dare una voce, la sua voce, a persone che per vari motivi non hanno né voce, né diritti nel mondo nel quale lui viveva e nel quale loro stavano entrando. Con la musica Testa ha contribuito a combattere la dimenticanza e trascuratezza nei confronti degli extracomunitari in Europa.

In aggiunta cantare di migrazione e fuga può ricordare a tutti noi l’umanità che arde nelle persone che cercano e desiderano con tutto il cuore una novità che permetta loro di vivere.

A proposito delle canzoni contenute nell’album “Da questa parte del mare” Gianmaria Testa  ha dichiarato “Io parlo di quel razzismo istintivo che hanno perfino i bambini, che è il razzismo verso una qualche diversità. Questo razzismo va combattuto con intelligenza, con ragionamento. Me lo spiego benissimo quello degli italiani, compreso il mio senso di fastidio, qualche volta. Me lo spiego ma non lo accetto, sono due cose diverse: me lo spiego, ma penso che non sia giusto averlo e che bisogna contrastarlo in qualche modo”(Antonio Piccolo 2007) Per contrastare questo razzismo descritto da Testa, lui compose, cantò, suonò:

“In fondo al mar profondo ci lascio il canto mio che non consola per chi e partito e si è perduto al mondo in fondo al mare” (In fondo al Mare, Gianmaria Testa). Canta indirizzando tutte le persone perse in mare e nel mondo. In fondo queste righe sono di ampio raggio, e possono esser lette sia riguardo agli extracomunitari, che riguardo a qualsiasi persona che si senta persa. Per Gianmaria Testa far parte di una terra, era una forma di pace, una pace che contrasta con questa dispersione della quale parla spesso nelle sue canzoni (Häfner 2015). Immergere le proprie mani nella terra, come spesso fece crescendo in una famiglia di agricoltori, gli diede la sensazione di patria e appartenenza, la sensazione di sentire le proprie radici in modo naturale che non c’entra con categorie nazionali e artificiali.

Nella canzone intitolata “Ritals” le parole di Gianmaria Testa raccontano di questo fenomeno di perdita, ricerca e rinvenimento in modo diverso, più concreto: “Eppure lo sapevamo anche noi l’odore delle stive l’amaro del partire Lo sapevamo anche noi e una lingua da disimparare e un’altra da imparare in fretta prima della bicicletta”. Questa espressione musicale fa pensare a chi ha dovuto lasciare un posto amaramente, malvolentieri, in ricerca di qualcosa di migliore. Racconta dei primi problemi che questo gruppo anonimo di persone incontra: imparare una nuova lingua, disimpararne un’altra, la propria lingua. Parlando di un “noi” Gianmaria Testa esperimenta l’empatia, includendo sé stesso in questo stato di transizione. Per persone che non sono mai dovute fuggire e non hanno mai dovuto lasciare tutto ciò che si chiamava “casa” è difficile immaginare questo stato d’animo, ma la lingua e le parole aiutano sempre ad’ avvicinarsi a concezioni estranee.

Testi come questo mostrano il potenziale innato della musica, di trasmettere questi concetti a chiunque ascolti le canzoni. Musica è una forma di potere, un atto di comunicazione che può raccontare di atmosfere per le quali le parole mancano a giornali, televisione o altri mezzi di comunicazione, censurati o comunque limitati in altro modo.

Ci sono innumerevoli cause alle quali musicisti dedicano le loro voci. Un altro esempio viene descritto nell’articolo pubblicato dal “The Guardian” nel 2015 “When rap raged against racism- 2015 and the black protest anthem” – “Quando il rap si imbestialisce contro il razzismo- 2015 e l’ inno della protesta ‘nera’”. Parla della musica rap che ha funghito come protesta contro il razzismo negli Stati Uniti per rinforzare il così detto “Black Lives Matter”-movement – Un movimento fondato per rinforzare e far riconoscere il valore delle vite di persone di colore, un movimento per più giustizia.  Il rap ha un ruolo fondamentale nella storia della musica come forma di partecipazione e ribellione politica in forma d’arte. Rivolte cariche di musica sono preziose e scoprire altri generi di musica, come il cantautore Gianmaria Testa  mostra la versatilità di questo potenziale. L’essere politico dell’arte.

 

fonti :

Br Klassik Falk Häfner, Gian Maria Testa gestorben (2015)

Musictory.it, Gianmaria Testa , testi e canzoni

Antiwarsongs.org, Antonio Piccolo (2007)

Angolotesti.it ; testo “Una barca scura”, testo “Ritals”

Grazie anche a Monica Cavaliere, mia cugina, per dare un’occhiata e una mano con l’italiano.

Imagini:

0)antiwarsongs.org Mauro Biani 2016 in omaggio a Gianmaria Testa

1) micciacorta.it

2)zenazone.it, Chiara Nava 2016